Lunedì, 18 Dicembre 2017
   
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Patrona: la vita

Santa Domenica Vergine e Martire nacque sul finire del terzo secolo, sotto l'impero di Diocleziano Augusto.

I suoi genitori Doroteo ed Arsenia, Greci di origine, erano cristiani dotati di ogni più eletta virtù e d’ogni bene di fortuna.

Vivevano distribuendo ai poveri gran parte dei loro beni, e diffondendo il Vangelo di Gesù Cristo.

Erano trascorsi parecchi anni di matrimonio ed ancora non avevano avuto prole. La supplicavano dal Signore con preghiere e penitenze, digiuni ed elemosine. Ottennero da Dio la grazia desiderata, e la casa di Doroteo ed Arsenia venne allietata dalla nascita di una bellissima bambina che, perché nata in giorno di domenica e perché data in modo eccezionale da Dio, venne chiamata Domenica, cioè “del Signore”.

Domenica crebbe in grazia e santità, devota a Dio, ubbidiente, umile e mansueta, generosa con tutti.

Senza esitazione di sorta, a Lui consacrò la sua verginità, a Lui dedicò la sua singolare bellezza.

I suoi genitori approvarono la sua scelta ed offrirono a Dio la loro figliuola. La loro casa si era  trasformata in un tempio dove con essi abitava il Signore.

Gli storici di quel tempo descrivono la generale carneficina che il crudele Diocleziano volle che fosse come la sua glorificazione.

E’ nel furore di questa persecuzione che compiva il sacrificio del suo sangue verginale L’Eroina Santa Domenica.

Ella fu delle ultime vittime fra parecchi milioni di Martiri, ma fra di essi fu una delle stelle più fulgide e più gloriose.

Con i suoi genitori, Santa Domenica viene denunziata a Diocleziano come nemica degli Dei dell’Impero e così tutta la famiglia di Domenica venne arrestata, incatenata e condotta da Tropea a Nola dove soggiornava Diocleziano. Il viaggio fu duro, Domenica dovette sopportare le pesanti catene, i suoi genitori erano straziati dal dolore nel vedere

la loro fanciulla sofferente sotto quel peso.

Giunti a Nola furono rinchiusi in un’oscura prigione. Dopo qualche tempo di attesa venne il giorno nel quale i tre accusati furono condotti davanti a Diocleziano per essere giudicati.

Il Giudice li accolse con il sorriso sulle labbra e in maniera lusinghiera si rivolgeva a Domenica persuadendola a rinnegare la sua religione cristiana ma l’impavida Domenica le rispose: “Non accadrà mai, che tu mi persuada a rinnegare la fede del mio Dio Gesù Cristo[…]”

Le parole di Domenica provocarono l’ira dell’Imperatore il quale diede ordine che i tre seguaci di Cristo venissero trascinati per la città per essere frustati nelle piazze. I nostri martiri sopportarono fortemente questo supplizio, felici di aver dato testimonianza della santità e della divinità di Gesù Cristo. Sotto la tempesta di tanti colpi benedicevano il Signore che li aveva resi degni di patire per Lui.

In seguito Diocleziano fece dividere Domenica dai suoi genitori i quali furono condotti in Mesopotamia. La fanciulla invece venne condotta da Massimiano, amico di Diocleziano, che ebbe l’incarico di persuadere la verginità di Domenica affidandola ad una donna infame.

Dopo tanti inutili tentativi Massimiano la fece duramente calpestare e ridurre ad uno stato straziante. Ma lo Sposo celeste volle che Domenica si rialzasse illesa per superare altre prove. La sua testimonianza costrinse l’Imperatore a rinchiuderla in carcere lontana dagli occhi del popolo.

Massimiano rimandò Domenica in Campania da Ilariano il quale la appese per i capelli e fatta bruciare ma miracolosamente il Signore la guarì dalle piaghe.

Condotta al tempio di giove facendo il segno di Croce venne un fortissimo terremoto che distrusse gli altari e le statue degli Dei.

Lo stesso Ilariano, mentre si avvicinava alla Vergine di Cristo veniva ucciso da un fulmine.

Il successore la condannò a morte al rogo ma ne uscì illesa. Domò i lupi ed i leoni accarezzandoli. Vincitrice di tanti supplizi venne condannata alla spada il 6 luglio dell’anno 303.

Fu condotta fuori dalle mura di Nola e lì prima di porgere il collo al suo carnefice chiese un po’ di tempo. Ottenutolo s’inginocchiò e volse gli occhi e le mani al cielo e disse: “Mio Dio, vivo e vero, che siete fonte della vera vita […]

E’ per vostra misericordia se ho potuto vivere senza macchia fra tanti pericoli […] Ecco ora vengo a Voi: ricevete il mio spirito e datemi forza di superare anche quest’ultima prova. Perdonate gli autori e i ministri dei miei supplizi e

della mia morte […]”. Dopo queste parole piegò il capo, incrociò le braccia e scoprì il collo che la spada con un sol colpo recise coronandolo di glorioso martirio.

Gli angeli sino allora invisibili, presero sembianze umane fra la commozione dei presenti portando il suo corpo a Tropea.

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